Chioggia città incantata


Chioggia è una piccola città a sud della laguna veneta ricca di storia e di tradizioni. E’ una città sempre piena di gente e di movimento, attraversata da canali dove approdano le tipiche imbarcazioni e percorsa dalle rive e dalle calli dove si trovano i vecchi mercatini e i banchi del pesce appena pescato. E’ il contesto di piazze, di monumenti, di chiese, di portici ininterrotti che la rende speciale. E’ la vita all’aperto. E’ la parlata colorita e cadenzata che ha origini nell’antica tradizione marinara e che diventa parte integrante di un paesaggio davvero unico.

Varie sono le ipostesi sull’origine di Chioggia. Dando credito alla leggenda, pare che un certo Clodio, uno dei compagni di Enea fuggito alla distruzione di Troia, sia approdato nella penisola italica fondando Clodia, l’attuale Chioggia. Nel 2000 a.c. il popolo dei Pelasgi, originari della Tessaglia, si sarebbero portati fin qui dando alla città il nome di Cluza, cioè costruita atificialmente e altri nomi ad alcuni toponimi come Lusenzo, Peròtolo, Bebe, Evrone, etc. Il progredito popolo degli etruschi avrebbe lasciato le sue tracce nella struttura urbanistica: il cardo (l’attuale Corso del Popolo) anticamente era intersecato nel mezzo dal decumano, una strada a somiglianza delle città etrusche. Infine (e questa sembra l’ipotesi più veritiera) Chioggia esisteva già in epoca romana, stando alle citazioni della Fossa Clodia e di Brundulum fatte da Plinio il Vecchio (I sec d.c.) nella sua “Naturalis Historia”. Da Clodia poi derivano altri toponimi come Cluza, Clugia, Chiozza e infine Chioggia. L’isola si popolò con l’afflusso degli abitanti del retroterra veneto, fuggiti dalle loro città in seguito alle invasioni degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Chioggia subì due distruzioni: una ad opera di Pipino il Breve, re di Franchi (810) e un’altra ad opera degli Ungheri (902). Nel 1110 essa divenne sede vescovile in seguito alla traslazione della sede stessa da Malamocco. Clugia Major (Chioggia) e Clugia Minor (Sottomarina) divennero in seguito l’XI e la XII isola della Serenissima, sottoposte all’autorità del dogado veneziano. Nota è la produzione del pregiato sal Clugiae, esportato un tempo in tutta Italia. Chioggia fu teatro della storica Guerra di Chioggia (1379-80) tra le due Repubbliche marinare di Genova e di Venezia per il predominio dei mari. Dopo aver raso al suolo Sottomarina, che verrà ricostruita solo nel 1700, i genovesi strinsero l’assedio a Chioggia, ma furono sconfitti con uno stratagemma dal comandante della flotta veneziana, Vittor Pisani. Seguì un lungo periodo di crisi tra il 400 e il 500 con pestilenze e carestie e quindi la città scoprì la sua vocazione per la pesca. Dopo il tramonto della Repubblica Veneta, la città venne occupata dai Francesi nel 1797 e, dopo il trattato di Campoformio nel 1798, dagli Austriaci, alla cui dominazione i chioggiotti tentarono di ribellarsi invano con la storica “sollevazione del Cristo” del 20 Aprile 1800. Il ritorno dei Francesi in città fu però breve (1806-1814) e fu seguito dalla seconda dominazione austriaca. Ad essa Chioggia si rivoltò insieme a Venezia nel 1848-49, ma la libertà conquistata ebbe durata effimera. Una settantina furono i chioggiotti che seguirono Garibaldi nella sua impresa, tra cui il più piccolo dei Mille, il ragazzo unicenne Giuseppe Marchetti. Chioggia divenne italiana il 15 ottobre 1866. La prima guerra mondiale fece sentire le sue terribili conseguenze anche a Chioggia e, dopo il ventennio fascista, la città venne coinvolta nel secondo conflitto mondiale. La liberazione avvenne il 27 aprile 1945. Clugia Minor, l’attuale Sottomarina, fu completamente distrutta dai Genovesi nel 1379 e solo dopo quasi quattro secoli fu avviato un procedimento di riqualificazione dell’antico borgo. Verso la metà del settecento, infatti, la Repubblica Veneta fece costruire un muraglione, detto il “Murazzo”, lungo 1200 metri che prosegue per oltre 4000 metri anche al di là del porto di S. Felice fino a Cà Roman e nel litorale di Pellestrina. Alto poco meno di cinque metri e spesso circa 14, venne posto a difesa delle continue innondazioni. La costruzione di questa ciclopica opera richiese ben 38 anni di lavoro (1744-82) e costò alle casse venete e chioggiotte svariati milioni di lire di allora. Storica la lapide apposta sui Murazzi che, scritta in latino, recita più o meno così: “Con l’ardire romano, con il denaro veneto”. Le precedenti cinque dighe di pali, i Murazzi e, poco più tardi la costruzione della diga di S. Felice contribuirono a far nascere la spiaggia di Sottomarina profonda circa un chilometro ed estesa fino alle foci del Brenta per quasi sei chilometri. Al di là del Brenta e fino alle foci dell’Adige si forma un’altra spiaggia di circa tre chilometri: l’antico Bacucco, ora conosciuta come Isolaverde.

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Paolo Cesari è un ingegnere gestionale, consulente tecnico bancario e fondatore dello studio Financelab. Originario di Chioggia e vicentino di adozione, è appassionato di scienza, tecnologia e programmazione. Tra i suoi interessi spiccano anche la vela e l'opera lirica.

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